
Associazione per MITO ETS
Orchestra in Opera è un ensemble interamente formato da detenuti del Carcere di Opera e nasce dal laboratorio musicale destinato ai detenuti del carcere, finanziato dalla nostra Associazione e condotto dai Maestri Stefania Mormone e Alberto Serrapiglio del Conservatorio “G. Verdi” di Milano.
Il laboratorio musicale coinvolge con cadenza settimanale un numeroso gruppo di detenuti, selezionati sulla base delle loro esperienze musicali.
Intervista al Professor Serrapiglio
Registrata presso il Conservatorio di Milano

Il carcere di Opera
Il progetto Orchestra in Opera
Il caso di Luca
Difficile capire dove ti devi fermare. È un altro mondo. Una responsabilità pazzesca
Ha mai avuto paura?
La libertà tra le sbarre
Costruire qualcosa con loro
Dentro
“Dentro” l’evento
Dopo aver intervistato il Prof Serrapiglio, su suo invito, il 10 Dicembre 2025 ho partecipato al concerto Orchestra in Opera presso la struttura carceraria di Opera, a Milano.
Entrare in un carcere è un’esperienza forte, si pensa forse di essere preparati perché i giornali, la televisione, i film ci raccontano, ci accompagnano, ci svelano storie, tragicità, degrado e qualche volta rinascite.
Passata la sbarra ho parcheggiato la mia macchina fra le altre, molte.
All’ingresso mi hanno detto che non avrei potuto portare nulla, solo il documento, consigliandomi di lasciare tutto nell’auto.
“Stia tranquilla. Se non è sicuro qui signora” hanno aggiunto.
Il giorno prima c’era stata un’evasione, di quelle da copione, con tanto di lenzuola gettate dalle sbarre della finestrella, tagliate con qualche limetta.
Ho nascosto la borsa sotto al sedile insieme alla tranquillità e sono tornata ad aspettare.
L’attesa è stata più lunga del previsto perché si è allagato un bagno.
Hanno spalancato la porta per gettare l’acqua all’esterno, tra i nostri piedi, infreddolititi, i miei in continuo movimento, forse l’ansia o forse l’assurdo pensiero che da lì potesse scappare qualcun altro.
Una volta entrati, in una fila ben ordinata facendo attenzione a non scivolare sul pavimento ancora bagnato. abbiamo mostrato le carte d’identità.
Niente borsa, cellulare, “come ci sente quando ti requisiscono anche l’identità?”, mi sono chiesta.
Hanno depennato i nostri nomi dalla lista indicandoci il metaldetector che non ha mai smesso di suonare.
I consultori e gli ambulatori degli anni Settanta, quelli della mia nascita, nei quali dovevo transitare per fare i vaccini, li ho odiati, puzzavano di vecchio e medicinali, forse per questo riconoscendoli nei colori e nelle forme di quelle sale, ho provato uno strano malessere, soprattutto davanti a quello sgabuzzino, un metro per un metro, dove si potevano cambiare i pannolini, con non poche precauzioni da seguire o accanto a quel francobollo di pavimento occupato da un tavolino basso, alcune sedioline, qualche matita o pennarello, dove potersi sentire ancora un padre.
Divisi in due gruppi ci hanno guidati verso il teatro, abbiamo attraversato un cortile e un edificio, nel quale è stato necessario attendere la chiusura del gigantesco portone alle nostre spalle, prima di poter aprire e oltrepassare quello davanti a noi.
Chiusi dentro.
Costeggiando le mura altissime un’esplosione di bellissimi murales mi ha fatto dimenticare per un istante dove fossi.
Un androne pieno di disegni, progetti, foto ci ha portato verso la grande sala del teatro, nei corridoi laterali si vedevano le porte delle celle, aperte, massicce, pesanti come il pensiero che all’improvviso mi ha colto, claustrofobico come l’idea di dover vivere lì dentro per ore, giorni, mesi, anni.
Non mi sono sentita migliore di nessuno, la vita mi ha messo davanti tante strade, ho fatto le mie scelte, a volte giuste altre sbagliate.
Il concerto è stato toccante, intenso, unico, fra le note e le dicotomie del caldo della musica, delle emozioni dei carcerati e il freddo della sala, intrecciate al bello delle canzoni che ha cancellato il brutto del carcere come luogo di detenzione, unendosi al buono che tutti e tutte abbiamo sentito, acclamato e sottolineato con i molti applausi, scordandoci completamene di avere davanti a noi i “cattivi” della storia.
Per un’ora e mezza ci hanno guardato, a tratti commossi, come noi forse, dall’alto del palco verso il basso, da quella stessa prospettiva che spesso li schiaccia, li rende invisibili e li scaraventa, una volta usciti, di nuovo all’inferno.
Nell’incontro fra creature, attraversate dall’arte in ogni sua forma, nessuna differenza, nessuna colpa, solo quell’intensità.
Raffaella Polverini

Alberto Serrapiglio
Diplomato in Clarinetto presso il Conservatorio di Milano col M. P. Borali, in Saxofono al Conservatorio di Brescia, in Musica Jazz e Musica Elettronica al Conservatorio di Alessandria, si è laureato in Musicologia presso l’Università di Cremona. Docente in ruolo di clarinetto presso il Conservatorio di Milano, dove insegna anche clarinetto basso e coordina le classi di Clarinetto.
Stefania Mormone
Stefania Mormone, nata a Napoli, ha cominciato gli studi musicali alla scuola di Alberto Colombo e si è perfezionata in seguito con Aldo Ciccolini e Nikita Magaloff. Ha effettuato numerose tournée in Europa e oltreoceano suonando sia in recital solistici che con orchestre. Vicedirettrice del Conservatorio di Milano.
CLASSE APERTA: ORCHESTRA IN OPERA
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Voci dal carcere
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