
Sono tante, per fortuna, le storie che si possono raccontare di solidarietà e cura. Sono storie piccole, riguardano pochi, hanno efficacia solo per coloro che casualmente ne possono usufruire, ma rappresentano in ogni caso una speranza, un segno, una luce per coloro che hanno il desiderio di conoscerle. Il libro racconta l’osservazione di quanto Lorena Fornasir e suo marito, Gian Andrea Franchi, fanno ogni sera nella piazza della Libertà a Trieste, chiamata ormai “Piazza del Mondo”. È il luogo in cui arrivano i migranti che hanno scelto, o dovuto scegliere, la ‘rotta balcanica’ per raggiungere l’Europa, dall‘Afghanistan, dal Pakistan, dalla Siria o dal Bangladesh. Il viaggio può essere durato anni, di cammino, di espulsioni, di tentativi e riprove, di scalate di muri, e attraversamenti di fili spinati con lamine taglienti.
Lorena comincia a incontrarli dai loro piedi, rovescia le posture: non dall’alto a giudicare chi sta in basso, ma dal basso, dai piedi appunto, laceri, sanguinanti che pulisce e medica.
“Sono partita dai piedi, dice, perché sono l’espressione più diretta e più forte del loro viaggio, perché ne portano il peso e i dolori, perché mostrano i segni delle fatiche e delle violenze che hanno subito. Perché i piedi descrivono le ferite del loro corpo e della loro anima”.
Insieme agli operatori di Linea d’Ombra accoglie, cura e offre cibo e coperte. Spesso le persone che incontra si fermano una sola notte e aspettano un treno che li porti ad altre destinazioni fuori d’Italia. Intanto però qualcosa cambia; basta accettare di entrare in contatto con altri, senza secondi fini, gratuitamente, perché si attivi la speranza, una piccola increspatura che modifica l’immobilità del mare.
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