
Giorgio Rafaelli ci consegna un diario intenso, struggente, della malattia e della morte che interrogano, con la spietata lucidità del taglio che divide il mondo in un prima e in un dopo, il senso ultimo della vita. Il linguaggio scabro, essenziale, incisivo come un bisturi, regge la tensione dei versi che rendono con efficacia un dettato volto a scandagliare la vita appesa ai bordi del possibile. L’orizzonte precipitato sulle soglie di una quotidianità straniante, impone la nuova grammatica dei gesti e dei sensi, dei respiri dei corpi e dei silenzi. Un territorio sconosciuto impone la sua familiarità , muovendo le domande che illuminano, con accenti universali, i versanti, spesso nascosti dal velo delle paure e del dolore, della condizione umana.
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