
Lo sguardo dentro, di Giuliana Sanvitale e Sandro Galantini, è costituito, ad onta delle differenze di biografie, percorsi culturali e costellazioni di riferimento, da un sottile, ma tenace filo unitario, che rende le due parti del libro non giustapposte ma, al contrario, espressioni di un dialogo tanto intenso quanto sommesso, affidato a voci che sanno trovare spazi propri e poi ricongiungersi in accenti armonici e corali. Alle diverse, ma al fondo, convergenti visioni, o meglio poetiche, fanno capo anche le diverse cadenze dei loro versi. Lo stile di Giuliana Sanvitale ha il passo della levità che accoglie nell’abbraccio della malinconia il respiro dei giorni e si stende sui paesaggi interiori come un mantello protettivo, una carezza sui solchi delle assenze e sulle misture di acqua e terra che misurano ora il suo presente.
I versi di Sandro Galantini sono taglienti come le cuspidi delle domande in cui affonda la sua voce; hanno il respiro rotto delle corse interrotte e i bagliori di luce intravisti, sia pure per un’intermittenza del buio, che, nel tempo dilatato di una rivelazione, illuminano i profili che si stagliano dietro le coltri delle apparenze e del non ancora possibile.
Ai lettori, gli Autori offrono la possibilità di confrontarsi con il racconto di esplorazioni che hanno il respiro largo di una versione, tra le infinite possibili, della condizione umana. Una versione, una, però preziosa per quel tanto di infinito e di dicibile di ognuno di noi che i loro versi contengono.
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