
Il loro grido è la mia voce. Poesia da Gaza, Fazi Editore 2025, raccoglie le poesie, scritte in gran parte a Gaza dopo il 7 ottobre 2023, di dieci autori e autrici. Tutti, tranne Abu Nada, uccisa nell’ottobre del 2023 e Alaeer, ucciso nel dicembre dello stesso anno, continuano a vivere, anzi a sopravvivere, nell’inferno di Gaza. Il volume, che si apre con una Prefazione di Ilan Pappé, è curato da Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini e Leonardo Tosti e le traduzioni dall’arabo sono di Nabil Bey Salameh. Nell’Introduzione, intitolata Una casa in versi, i curatori scrivono: ‹‹Nei versi abbandonati ritroviamo i temi di una violenza radicale, intenzionale, istruita e diffusa. A tale brutalità la poesia risponde come può, con la sua unica altra voce, per ritornare ferita alla sua casa. La casa è la misura della loro letteratura, dimensione della stessa mancanza. Occorre qui ricordare che il sostantivo bayt, in arabo come in ebraico, significa al tempo stesso il verso poetico e la casa. E proprio la casa si mostra quale prima ossessione: prigione nella prigione.›› E ancora: ‹‹Tra gli abitanti di Gaza – come tra le loro poesie – non sarà difficile incontrare chi ha vissuto senza essere uscito dalle mura di quella prigione.›› La densa e approfondita introduzione si conclude con parole che meritano di essere poste davanti ad ogni pagina: ‹‹Prendi queste pagine tu che puoi: sfoglierai l’anima del mondo in frantumi. Prendila, ma con dolcezza, perché tra le tue braccia ti sorriderà:
Prepareremo universi di poesia,
o fiore di melograno.
Vieni che sistemiamo insieme l’alfabeto degli universi.
Nabil Bey Salameh, nella sua Nota di traduzione scrive: ‹‹Tradurre la poesia palestinese è un atto di sopravvivenza, un gesto che intreccia memoria e speranza.›› Dopo aver sottolineato che in questa raccolta non c’è solo il lamento ma anche ‹‹il suono delle strade di Gaza, il fruscìo delle foglie che resistono al vento, il pianto dei bambini e il canto degli ulivi››, chiude con l’augurio che queste pagine siano ‹‹un ponte verso la comprensione, un inno alla dignità, e un ricordo che la bellezza, anche nelle situazioni più difficili, può fiorire.›› Il loro grido è la mia voce. Poesia da Gaza è un libro di bruciante bellezza che testimonia, una volta di più, l’irriducibile vitalità della poesia palestinese e la sua tenacia di testimonianza e fonte di memoria e speranza.
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