
Seguo sempre con attenzione la rivista, invitando alla sua lettura così come all’ascolto della radio creata dall’Istituto. Non solo per i miei studi personali, ma per un’attenzione permanente che scardini ogni barriera architettonica culturale, in modo da concepire la comunità senza discriminazioni e gerarchie ma in una complementarità solidale. Ogni tu offre opportunità di ricchezza al nostro punto di vista.
In questo numero, indico come articoli rilevanti: Al centro della guerra di Silvia Colombini, con il sottotitolo Dal Pronto Soccorso del Sant’Orsola a Gaza con Emergency, la testimonianza del dottor Giorgio Monti. L’articolo andrebbe citato per intero per la sua pregnanza tragica. Qualche occhiello: “Con l’arrivo dell’inverno sono stati quelli che hanno pagato un ulteriore pegno alla guerra, è in questi posti che alcuni bimbi sono addirittura morti per il freddo”; “Rapidamente sono aumentate le patologie legate alle carenze alimentari e alla scarsa igiene, gastroenteriti, scabbia. … La malnutrizione è diventata un flagello.”
Nicola Rabbi firma un articolo titolato Tim Hetherington, fotografo e documentarista di guerra scatta le sue foto in bianco e nero. Tim Hetherington era un fotografo e documentarista spesso al fronte, esposto agli inferni tremendi della guerra. In una di queste, nel 2011, mentre era in Libia, prematuramente morì. Rabbi lo ricorda per le sue splendide foto, in particolare quelle lavorate nella Milton Margai School for the Blind di Freetown in Sierra Leone. Hetherington rimase ben quattro anni tra quei bambini che, oltre le amputazioni, furono accecati dai guerriglieri del Rif, (Revolutionary United Front).
La luce delle sue foto non colse tanto gli orrori, ma la profondissima umanitĂ che, malgrado tutto, ancora emerge e disarma.
Indico, tra gli altri articoli, Giardino dei sensi e Laboratorio Olfattivo, di Anna Laura Rabiti e La riabilitazione visiva di Federica Bartolomei. Â Â
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