Clelia Degli Esposti

Vivo in un piccolo paese sotto gli argini del Po dove sono nata e dove giorno per giorno costruisco il mio giardino, fra piante ed animali, per me luogo poetico e di senso del vivere, fatto di paziente attesa, rispetto e gioia per ciò che restituisce. Ho militato a lungo nella sinistra con incarichi amministrativi finché il femminismo, incontrato con amiche che ancora frequento e considero ormai “storiche”, ha cambiato la mia lente sul mondo, allontanandomi dalla politica delle istituzioni. Le associazioni femminili sono state la linfa e l’impegno costante che ha accompagnato il mio quotidiano, dalla Sororità di Mantova all’Osservatorio sulle violenze contro le donne del quale sono tutt’oggi socia attiva. E non può mancare nel novero la mia appartenenza alle Donne degli Horti, associazione di amiche che non ha bisogno per esistere di tessere e statuto, se non quello di avere la passione del coltivare, della cura e del libero pensiero.

LA ILLUSORIA SUPREMAZIA DELL’UMANO: DAL MODELLO GERARCHICO ALLA STRUTTURA DELLA RETE

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LA ILLUSORIA SUPREMAZIA DELL’UMANO: DAL MODELLO GERARCHICO ALLA STRUTTURA DELLA RETE

Alla fine della mia carriera scolastica, quando il tempo liberato mi pareva tutto o quasi a mia disposizione, ho iniziato a dedicare molta più cura e attenzione al mio piccolo giardino, procurandomi piante di ogni tipo, da coltivare in terra e, non bastando più questa, in vaso. Ero attratta dalla bellezza di fiori o foglie e di come potevano ornare angoli particolari della casa. Studiando i loro nomi e le loro caratteristiche di coltivazione, ho maturato uno sguardo diverso nel tempo, preoccupandomi non tanto o non solo dell’aspetto ornamentale, ma del loro benessere, constatando quanti errori avevo fatto in precedenza poiché avevo su di esse uno sguardo superficiale come se tutte richiedessero stesso alimento o stessa posizione e trascurando come la vicinanza di specie poteva favorire il loro ciclo di vita. L’aspetto della cura crea una vicinanza particolare che è difficile descrivere in termini emotivi perché questi sono in un linguaggio che è conformato sulle emozioni umane e rischia davvero il ridicolo in altro contesto. Di fatto però sotto questa spinta ho avuto la fortuna (ma forse nulla accade per caso) di accostarmi a delle letture scientifiche che ancora una volta hanno mutato il mio sguardo provocandomi un cambio di prospettiva e di considerazione anche sulla mia stessa specie.

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