22 agosto 2026. Mi chino e con la mano tocco il terreno. Il calore si insinua sotto la pelle senza infastidire. Il pensiero corre alle falde acquifere del sottosuolo e mi chiedo se le precipitazioni di ieri, tanto desiderate, le avranno un po’ nutrite e rinfrescate. In alcune zone, ci sono già stati gli inevitabili alluvioni con franamenti di terreno.
Provo tenerezza per la nostra terra. Provo angoscia e colpa per la nostra terra maltrattata.
Il sole è luminoso da accecare, scalda con forza il corpo, invita al riparo. Ma l’aria non è più racchiusa in un enorme sacco di plastica nero con all’interno miliardi di fiammelle guizzanti. Fino a quarantotto ore fa ci pareva d’essere degli stracotti d’asino, nonostante noialtri siamo ben più somari dei veri asini. Sudare, oggi, è persino piacevole, nostalgico. Mentre lavoro in giardino, gocce salate mi entrano negli occhi e non provo alcun disagio.
La crisi climatica è stata per decenni banalizzata, quando non negata. Gli ecologisti venivano trattati come degli esaltati in cerca di attenzione. Greta Thunberg docet. Giovinastri che non avevano nient’altro da fare che sporcare con vernice lavabile muri e quadri. Visionari catastrofisti, un po’ come quelli che urlano alle scie chimiche nei cieli. Li hanno portati allo sfinimento e ridotti al quasi totale silenzio.
Sono poi arrivati i tempi in cui non si poteva piĂą disconoscere il surriscaldamento, considerandolo in ogni caso un fenomeno dallo sviluppo lentissimo, che lasciava il tempo per pensare a delle soluzioni. E dietro le tende dei congressi internazionali in cui grandi bocche si riempivano di parole vuote, interessi, aviditĂ  e calcoli politici non smettevano di percorrere la vantaggiosa e spianata strada dei derivati di petrolio e carbone, boicottando il piĂą possibile la ricerca di fonti rinnovabili e alternative.
Ed eccola, è arrivata, con una accelerazione prevedibile. La catastrofe climatica ci inghiotte. L’Europa e il Mediterraneo sono le aree del pianeta più surriscaldate, un bacino di fuoco. Gli incendi divampano. Dicono che ricorderemo l’estate del 2026 con nostalgia, poiché questo è solo l’inizio. La paura funziona sempre e non è mai stata tanto di moda come adesso. Volano le raccomandazioni facili: usare poco la climatizzazione, parsimonia nell’uso dell’acqua, attenzione alla raccolta differenziata. Parole sante, da seguire! Peccato che si tratti di briciole, il grande lavoro toccherebbe ai potenti, a coloro che muovono l’economia mondiale e che restano in silenzio.
Il famoso Green Deal Europeo – Patto verde, nato nel 2019 (taglio delle emissioni nette del 55% entro il 2030 e raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050), si è già arenato sui costi di adattamento. Si parla ora – sottovoce – del Blue Deal, per la gestione sostenibile delle risorse d’acqua dolci e salate. Tutti programmi indubbiamente complessi che richiedono grandi sforzi e unione di intenti, cosa che mi pare assai lontana dal vero. Specie in un periodo come questo, in cui fioriscono divisioni e guerre, che per farle iniziare basta alzare un dito. E le guerre, oltre che attraverso l’orrore e le morti, dissacrano la vita anche con quantità spaventose di emissioni. Appunto!
Le imbarazzanti esitazioni dell’umanità di fronte alle catastrofi annunciate, sono quanto di più colpevole e imperdonabile ci sia. Qualsiasi intervento si possa mettere in atto ora, sarà disgraziatamente in ritardo. I nostri figli, i nostri giovani, lo hanno ben chiaro. A volte, guardandoli, mi confondo: sono stoici, o inconsapevoli? Quelli non già sconfitti, posseggono una grazia invidiabile: ci mettono faccia e voce, lottano, poi accettano l’eredità triste che gli tocca, indulgenti anche con le nostre colpe di ignoranti.
La rovina della sanità pubblica presenta una drammatica similitudine con quella climatica. Annunciata, supportata, stessi tentennamenti e giochetti sotterranei. La crisi sanitaria è grave, quasi quanto quella climatica. Mica poi tanto. Due tre anni, e si chiuderà il pozzo con dentro i ricordi di quando chiunque affidava sé stesso e i familiari al proprio medico curante, di quando accedere al pronto soccorso era possibile e sicuro. Di quando si andava verso un ricovero o un intervento chirurgico con il cuore colmo di speranza e riconoscenza. Ora, che la nostra società è composta da una altissima percentuale di anziani (oltre il 25%, superiore a quella dei bambini sotto i dieci anni di età – ISTAT 2026), la paura si legge negli occhi di chiunque sia costretto ad accedervi. Ma anche in quelli degli operatori sanitari esausti, sfiduciati.
Gli esseri umani non sono tagliati per i grandi sacrifici. Meglio fare qualche promessa, magari corredata da una fotografia di gruppo. Gli esseri umani sono, a tutti gli effetti, piĂą atroci del caldo.

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