Laboratorio a Spin Tima

Christina Zoniou è da anni attiva nel movimento internazionale del Theatre of the Oppressed, collaborando con gruppi, scuole, ONG e comunità in diversi paesi, tra cui il Jana Sanskriti Centre of Theatre of the Oppressedin India.
Nel 2019, durante il suo periodo come visiting professor alla Sapienza ha condotto presso Spin Time a Roma il progetto L’attore sociale. La poetica, la drammaturgia e la prassi del Teatro dell’Oppresso, insieme al professor Guido Di Palma. Attraverso il metodo di Augusto Boal e la pedagogia critica ha coinvolto direttamente gli abitanti della comunità multiculturale, trasformandoli da destinatari in autori e interpreti delle proprie esperienze.
Il teatro diventa così uno strumento di ricerca, educazione e trasformazione sociale, capace di far emergere conflitti e rapporti di potere e di sperimentare forme di partecipazione, empowerment e autonomia.

Christina Zoniou

Christina Zoniou è una ricercatrice, docente e practitioner teatrale greca. Dal 2005 insegna Recitazione, pratica scenica e teatro sociale/applicato presso il Dipartimento di Studi Teatrali dell’Università del Peloponneso. È stata visiting professor anche alla Sapienza Università di Roma e all’Università di Pisa. Il suo ambito di ricerca si colloca all’incrocio tra teatro, educazione e trasformazione sociale, con un’attenzione specifica a Teatro dell’Oppresso, teatro sociale, pedagogia critica, interculturalità, empowerment, teatro documentario ed etnoteatro. Il suo dottorato, conseguito nel 2016, è dedicato proprio allo sviluppo delle competenze interculturali attraverso il Teatro dell’Oppresso.

Spin Time Labs è nato a Roma nel 2013, nell’ex sede dell’INPDAP in via Santa Croce in Gerusalemme, come occupazione abitativa per persone e famiglie in difficoltà. Negli anni si è trasformato in una vera comunità multiculturale, arrivando a ospitare oltre 400 persone di numerose nazionalità, e contemporaneamente in un centro sociale e culturale aperto alla città.
Accanto alla funzione abitativa, Spin Time ha sviluppato attività di mutuo soccorso, scuola popolare, mediazione linguistica, assistenza legale, laboratori, teatro, musica e iniziative artistiche e culturali. Il progetto si fonda sull’autorganizzazione e sulla partecipazione degli abitanti, cercando di trasformare persone considerate semplicemente portatrici di bisogni in soggetti capaci di rivendicare diritti e costruire comunità.
Spin Time è quindi diventato anche un luogo di sperimentazione di forme di convivenza, partecipazione e democrazia dal basso, aspetto che spiega bene perché Christina Zoniou abbia scelto proprio questo contesto per il suo lavoro sul Teatro dell’Oppresso.
Nel luglio 2026, dopo un incendio, l’edificio è stato dichiarato inagibile e gli abitanti non hanno potuto rientrare; da allora la comunità ha mantenuto un presidio e continua a rivendicare una soluzione abitativa e la continuità dell’esperienza sociale e culturale.

Pubblicazioni:
“Performing Democracy. Site-Specific and Forum Theatre in Spin Time, Rome”, 2025, pp. 306–325. È probabilmente il testo più completo perché ricostruisce direttamente tutto il progetto romano.
“Maieutica e ascesi: la formazione dell’attore nello spazio tele-microscopico del Teatro dell’Oppresso”, in Per-formare il sociale. La pedagogia nel teatro sociale, Bulzoni, 2023, pp. 119–141. Qui entra maggiormente nella metodologia pedagogica e nel concetto di attore sociale, empowerment e ownership.

AUDIO

L’esperienza di Spin Time per un pensiero plurale. Lo sgombero forzato.

Professione e attivismo. Il Teatro dell’oppresso.

Come hai conosciuto SPIN TIME? Lo stupore e la meraviglia.

Vivere la comunità. Creare legami in maniera pratica. Il laboratorio teatrale.

Il gruppo di teatro dell’oppresso. Un’opportunità per poter affrontare alcune delle tematiche che attraversavano lo spazio come la gerarchia interna, quella di genere, le minacce possibili.

Quali sono questi frutti?

Credere nella forza dell’arte. Il teatro corale come strumento di liberazione. Prima di fare la rivoluzione, prima di fare il cambiamento bisogna provarlo e il teatro è un luogo di prova. Parole di Augusto Boal ideatore del Teatro dell’oppresso.

Continuare a usare e inventare forme artistiche sempre nuove per elaborare la realtà e creare il senso dell’insieme e della collettività, una comunità che possa creda in se stessa.
Gli artisti hanno una grande responsabilità.

Appartenenza e collettività. La paura. Una collettività critica e pensante.

SPIN TIME. Meno comodità e più umanità. Una comunità pronta a inventare forme nuove di convivenza. Un’istituzione dal basso. Un’eredità enorme.

Tutte le immagini sono state gentilmente messe a disposizione dalla Professoressa Christina Zoniou.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *