
È alla sua terza edizione questo libro, prezioso per chi si occupa di scuola e di educazione, ma anche per chi voglia guardare alle fratture sociali di cui il mondo è portatore.
La prima volta che ho potuto leggerlo e farne tesoro per una riflessione su infanzia e adolescenza, confluita poi in una pubblicazione, è stata nell’edizione del 2011. A questa ha fatto seguito una edizione accresciuta nel 2023 e poi ancora la terza dello scorso anno che è quella che ho ora di nuovo in mano.
Carla Melazzini, autrice delle intensissime trecentocinquanta pagine, è morta nel 2009 ed è stato il marito, Cesare Moreno, insegnante e promotore dell’esperienza dei “Maestri di Strada” a Napoli, a raccogliere il suo lascito intellettuale, intellettuale come restituzione di pensiero e riflessione sull’esperienza. Si tratta del progetto Chance, nato nel 1998 e sostenuto dal Comune di Napoli, per il conseguimento della licenza media per ragazzi e ragazze della periferia più degradata che avevano abbandonato la scuola. Era nello statuto stesso dell’iniziativa scrivere quanto capitava: le azioni dei docenti e le reazioni dei ragazzi, i comportamenti di entrambi, con l’occhio vigile a quel groviglio di pensieri e stati d’animo che caratterizza Amleto, qui preso a modello di un sentire diffuso. Lo dice l’autrice nella pagina introduttiva:
Un insegnante di media cultura e umanità è presumibilmente disponibile a commuoversi sul dramma del giovane principe di Danimarca, e a riconoscere le ragioni dei suoi atti, anche i più estremi. Ma quanti insegnanti sarebbero disposti a riconoscere la stessa legittimità ai sentimenti di un adolescente di periferia che vive il tradimento della propria madre con l’intensità e la consequenzialità del principe Amleto?
Si racconta qui l’apprendistato di un gruppo di insegnanti di media cultura e umanità per conoscere le periferie della città e le periferie dell’animo degli adolescenti, cercando di stabilire con loro un dialogo educativo e di vita.
E una idea diffusa, ‘buona’ si direbbe per il sentire comune, che vede la scuola come uno spazio protetto a fronte delle rischiose esperienze in cui possono incappare nel ‘fuori’, si rovescia se si pratica davvero quel ‘fuori’, se si vanno a prendere a casa i ragazzi che non si presentano e si scopre che proprio la strada e il territorio sono lo scenario di atteggiamenti di vita rigidamente predisposti, claustrofobici, mentre la scuola può essere il luogo del cammino, dell’incontro, dello scambio con ‘altri’, della scoperta di affinità e diversità.
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