
da Guido Barbujani, L’alba della storia-Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa, La terza (Città di Castello, PG) 2026, pp.165-171
Guido Barbujani insegna Genetica all’Università di Ferrara, i suoi studi riguardano le origini e l’evoluzione della popolazione umana. Ha pubblicato molti saggi tra cui ricordiamo Contro il razzismo. Quattro ragionamenti (con M. Aime, C. Bartoli, F. Falloppa, Einaudi 2016), L’invenzione delle razze (Bompiani 2018), Gli africani siamo noi. Alle origini dell’uomo (Laterza 2016), Europei senza se e senza ma (Bompiani 2021), Come eravamo. Storie dalla grande storia dell’uomo (Laterza 2022)
“(…) E che gli altri siano una minaccia, che un popolo invasore possa cancellare la nostra civiltà. È una paura antica, messa per iscritto dai tempi di Omero. La cosiddetta sostituzione etnica è la forma moderna e nevrotica di questa paura: sta per travolgerci una marea di poveri, destinati, se non li contrastiamo, a fare i padroni a casa nostra. Altre espressioni con lo stesso significato sono Grande Complotto ai danni dell’Occidente, Grande sostituzione e piano Kalergi (…). (…) come tanti altri Kalergi rimane sconvolto dalla carneficina della Grande Guerra. Cosa si può fare per evitare che si ripeta? (…) avanza una proposta: se non si possono abolire le frontiere, cause di conflitti costarti milioni di vite umane, almeno si riducano. Una possibilità è suddividere il mondo in cinque: l’Impero britannico, l’Unione Sovietica, e tre confederazioni: Panasiatica, Panamericana s Paneuropea. (…) si trattava, com’è evidente, di un’utopia. Altrettanto utopica, però, sembrava nel 1941 la prospettiva di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ursula Hirschmann e Eugenio Colorni quando, in piena Seconda Guerra Mondiale, al confino, stendono il loro Manifesto di Ventotene: ma da lì avrà origine l’Unione Europea.(…) Le idee di Kalergi tornano alla ribalta dopo un’eclissi, riproposte in versione caricaturale da un neonazista, Gerd Honsik. (…) Kalergi nega la superiorità della razza ariana; tanto basta a Honsik per attribuirgli il disegno di creare un “gregge multietnico senza qualità” facilmente dominabile dall’élite al potere. Kalergi non si è mai sognato di usare espressioni del genere (…) Honsik non si preoccupa neanche di spiegare come Kalergi pensasse di attuare questo gigantesco progetto: non conta, in settori ben predisposti dell’opinione pubblica i suoi scritti fanno presa comunque. Un giornalista italiano di origine egiziana, Magdi Cristiano Allam, attribuisce a Kalergi questa frase: “gli abitanti dei futuri Stati Uniti d’Europa non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale”. Come potrebbe Kalergi definire subumanità bestiale il popolo della sua utopia? Il contesto in cui Honsik opera è quello dei primi anni del XXI secolo: con la deindustrializzazione e le crisi finanziarie che colpiscono il tenore di vita dei lavoratori europei, e con i movimenti migratori messi in moto dalle guerre, dalla crisi climatica e dalle disuguaglianze economiche. Uno scrittore francese, Renaud Camus (…) sintetizza così la sua teoria: “La Grande Sostituzione è molto semplice. Ora c’è un popolo, e nello spazio di una generazione ce ne sarà un altro”. (…) Nel 2021 la popolazione francese era di 67,8 milioni, e nello stesso anno sono immigrate in Francia 278mila persone. Anche pensando (il che è assurdo) che per ogni immigrato venga espulso un francese, per sostituirli tutti ci vorrebbero 243 anni, cioè dieci generazioni: sarebbe come se i governi europei stessero ancora attuando in segreto accordi presi al Congresso di Vienna (1815). Ma non sono questi gli argomenti che possono convincere chi scrive che l’operazione “è guidata dai microchip in cui è insito il numero della Bestia donato agli uomini malvagi dai rettiliani” (un certo Querion, al sito Termometropolitico.it). La sostituzione etnica è interessante per parecchi motivi. Primo, la sua storia si sviluppa lungo un secolo, durante il quale (…) i cinici si sono serviti degli idealisti e l’utopia si è scontrata con la realtà. e anche con la realtà degradata della moderna destra neonazista. Secondo, si tratterebbe di un progetto straordinariamente ambizioso; come tutti sanno, i governi europei fanno una fatica bestiale a mettersi d’accordo su qualunque cosa (…); e dunque ci vuole molta fiducia nella riservatezza umana, o in alternativa molta paranoia, per credere che si sia potuto orchestrare in segreto l’arrivo di milioni di immigrati fino a cancellare la popolazione europea (o bianca, o italiana: circolano varie versioni). Terzo (…) lo studio del DNA permette di sostenere con argomenti ugualmente solidi due tesi inconciliabili: sia che la sostituzione etnica nella storia è stata la regola e non un’eccezione, sia che una sostituzione etnica per migrazione è impossibile. (…) Durante la rivoluzione neolitica il DNA testimonia di cambiamenti profondi: nelle isole britanniche e in Danimarca, ma anche in Ungheria o in Italia, per quanto ne sappiamo i cacciatori e raccoglitori mesolitici si sono estinti. In forma meno drastica, qualcosa del genere è successo in tutta Europa, dove possiamo attribuire ad antenati mesolitici locali una frazione piccola o molto piccola dei genomi attuali. Più in generale, nei posti in cui si è potuto studiare il DNA nel corso dei secoli, troviamo che la composizione delle popolazioni è cambiata più volte. Senza tirare in ballo i Neandertal, rimpiazzati 40mila anni da noi sapiens, dal sito archeologico di Mal’ta proviene lo scheletro di un ragazzo di 24mila anni fa, oggi conservato all’Hermitage di San Pietroburgo. Il suo DNA dimostra che il ragazzo di Mal’ta è parente stretto di tutti i nativi americani finora studiati. Non vuol dire che sono tutti suoi discendenti, ma piuttosto che i primi abitanti delle Americhe discendono dai suoi stessi antenati. Il dato più rilevante è però un altro: i DNA delle attuali popolazioni siberiane hanno poco a che vedere con quello del ragazzo di Mal’ta. Vuol dire che, della popolazione di 24mila anni fa, quelli che non sono migrati nelle Americhe si sono estinti, sostituiti da gente che all’epoca stava da un’altra parte. (…) In un vasto studio di DNA antico, un gruppo internazionale di cui fa parte Alfredo Coppa ha dimostrato che la popolazione dell’Italia centrale si è rinnovata più volte. I primi agricoltori del neolitico non discendono dai cacciatori e raccoglitori del mesolitico; nell’età del ferro, all’epoca della mitica fondazione di Roma, dei contadini neolitici erano rimaste poche tracce (…). All’epoca dell’Impero, la popolazione di Roma, come quelle attuali di New York o Parigi, è un miscuglio di genti di provenienze diverse, in cui predominano DNA tipici del nord Africa e del Vicino Oriente. Le cose cambieranno ancora all’epoca di quelle che noi chiamiamo invasioni barbariche e che in tedesco chiamano l’età delle migrazioni – e di migrazioni si tratta, se no non avrebbero avuto conseguenze genetiche così massicce. Infine, nel tardo Medioevo Roma si spopola, mentre arrivano altri migranti soprattutto da nord, e prende forma la miscela di DNA di origini diverse che caratterizza la popolazione italiana odierna. Insomma, a conti fatti la sostituzione etnica sembra più la regola che l’eccezione, nel corso della storia. Eppure si può sostenere anche il contrario: che mai la migrazione abbia causato una vera sostituzione etnica, né negli esempi che ho riportato, né negli altri che avrei potuto portare. Il fatto è che, in media, i genomi di due esseri umani sono identici per più del 99%. (Attenzione: circa un quarto del genoma umano è variabile. Nella maggioranza dei casi, però, questa variabilità riguarda pochissime persone: in un certo punto del DNA, 100 o 1000 di noi hanno una T, mentre tutti gli altri, 8 miliardi, hanno una C. Perciò due persone prese a caso hanno un’altissima probabilità di avere entrambe una C in quel punto del genoma). (…) i cosiddetti gruppi etnici non sono entità biologicamente distinte, ma insiemi di persone che condividono una lingua, una bandiera, una religione o un insieme di costumi: per dirla con Siegfried Nadel, un gruppo etnico è un gruppo di persone convinte di appartenere allo stesso gruppo etnico. [mio grassetto] La conseguenza è che, anche dove si sono succedute popolazioni diverse, a livello di geni è cambiato poco. (…) La storia del DNA ci insegna che la migrazione, da sola, non basta a sostituire un popolo: è indispensabile un’azione violenta. Si può sterminare col machete come è avvenuto in Ruanda nel 1994, o con le camere a gas come è avvenuto nella Shoah, o coi proiettili come è avvenuto a Srebrenica nel 1995; si può sterminare una popolazione deportandola nel deserto, come è avvenuto agli armeni nell’Impero ottomano, e prima di loro agli Herero e ai Nama dell’attuale Namibia sotto l’occupazione tedesca; si può privarla delle risorse essenziali e lasciarla morire di fame, come gli aborigeni della Tasmania, molte tribù indiane d’America nell’Ottocento, o le popolazioni del Biafra nel Novecento. [mi permetto di aggiungere i Palestinesi di Gaza, n.d.r.] In questi e altri casi, la sostituzione etnica o c’è stata (…) o è stata tentata (…): in nessun caso, però, l’immigrazione sarebbe stata sufficiente.”
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