Jamie McKendrick, GLI ANNI, TRADUZIONE DI Antonella Anedda

Coup d’Idée, Edizioni d’Arte di Enrica Dorna (2022)

Un gioiello. Progetto grafico di Giulio Maffei, testi e disegni di Jamie McKendrick. È il poeta pittore che apre l’opera verso il lettore e la lettrice, comunicando la conversazione tra immagini e parole, in un dialogo tessuto durante la clausura della recente pandemia. La singolarità del registro colloquiale del poeta inglese induce il respiro lirico a un tempo piano del ritmo. Ironia e amarezza filano in un tessuto lirico che tesse tutto il corpo della poesia.

I disegni dell’autore, molto lavorati, offrono un affiancamento di risonanza e ulteriore tensione al testo poetico di riferimento.

La postfazione di Antonella Anedda consegna all’incontro i nodi della personalità e della poetica di McKendrick. Ne colgo tre riflessioni:

“… Il suo impegno mai esibito dice molte verità – anche scomode – in modo obliquo facendole affiorare dalle intercapedini delle sue opere anche di prosa.

… Traduttore di Dante, di Bassani, non solo del Romanzo di Ferrara, ma anche delle meno conosciute poesie, McKendrick legge gli altri poeti rispettando le loro diversità mantenendo non addomesticando le differenze.

… la densità del pensiero, la diversità dei linguaggi chiamati in causa da quello della fisica quantistica a quello del naturalismo, dall’invenzione di un insetto come “the turn” qui tradotto con un termine a sua volta inventato (il tonchio) alla celebrazione di un albero estinto e forse anche lui inventato, non solo non appesantisce ma rende conto degli strati di cui è, e deve essere composto il discorso della poesia.”  

Registro
Me li vedo tutti davanti come appena riuniti
in rosso e grigio per l’appello mattutino
e non fossero passati cinquantacinque lunghi anni

Walwyn che parla poco e passa il tempo libero
a fissare alla lenza sgargianti esche piumate
per pesci immaginari. Barnes di Tripoli devastato

dall’asma ma dal canto di serafino.
Rana, l’atleta nepalese, ora appesantito
ma in qualche modo sempre uguale, che esporta

sigarette e pneumatici in Cina. Timmi,
un gentile Yoruba, il ragazzo di gran lunga più alto,
morto sette anni fa di AIDS e fotografo famoso.

Griffin, così intollerabilmente bello
da non poterlo guardare, che mi chiese
deciso sulle scale: “Non ti piaccio vero?”

Mi mancò il cuore di dire che non era così.
Vedo ancora i loro nomi incisi sul registro:
Lashkari, Maw, Sajadhi, Sewell, Singh –

Il capitano di hockey a cui fu risparmiato il barbiere.
Iniziammo tutti con letizia, incuranti
della cupa prigione in cui eravamo rinchiusi.

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