IL CANTASTORIE FESTIVAL DI MIRANDOLA

Testimonianza di un incontro sulla poesia con ragazzi di un liceo

Nelle piccole realtĂ  della bassa modenese regna una convinzione di fondo, un sentimento condiviso, per il quale non ci sia mai nulla da fare, se non frequentare assiduamente sagre e altre feste di paese. Gli abitanti dei comuni provinciali lamentano uno sfaldamento del legame che unisce i cittadini, accusando talvolta le stesse autoritĂ  di non realizzare o promuovere eventi diversi, nuovi. 

Accogliendo queste dicerie, ascoltando l’eco delle lamentele, il Circolo Politeama di San Martino Spino, frazione del comune di Mirandola, ha deciso di realizzare un festival nuovo, un evento temerario, un qualcosa che potesse rimediare alle carenze avvertite. Nasce così il Cantastorie Festival, momento culturale che unisce la piccola e media editoria e l’intrattenimento culturale serale. Il festival, infatti, si compone di una fiera del libro e di una rassegna serale di cantanti, attori e poeti.

Può sembrare confusionario unire poeti, attori e cantanti su un unico palco, ma come organizzatore ho pensato che proprio da questo piccolo caos potesse nascere un intrattenimento variegato, colto e allo stesso tempo anche in parte comico. 

L’edizione del 2025, svoltasi nei giorni 30, 31 maggio e primo giugno, è stata, ai miei occhi, rivelatoria. Da una parte ospiti di spessore come Anna Maria Farabbi, Silvio Sangiorgi e Gian Carlo Muzzarelli hanno realizzato spettacoli, laboratori e presentazioni in grado di coinvolgere a pieno il pubblico, dall’altra editori capaci hanno saputo raccontare storie audaci, romanzi da scoprire e poesie profondissime. 

Parlando proprio di poesia, è lecito affermare quanto questa edizione del Cantastorie

Festival sia stata travolta da liriche e sentimenti puri. Il laboratorio di Anna Maria Farabbi ha saputo coinvolgere i giovani poeti del concorso letterario “Il Sorriso di Miriam”, proposto dal festival alle scuole. Durante quell’ora, infatti, i ragazzi hanno avuto l’occasione di aprirsi poeticamente ad un’autrice affermata, hanno avuto l’occasione di sentirsi grandi, di parlare di poesia e di bellezza. 

Del resto è questo l’obiettivo del festival: ricercare la bellezza, per creare comunitĂ .

Ecco la parola centrale del Cantastorie Festival: comunitĂ . Esso nasce da un’esigenza

collettiva, creare qualcosa di nuovo, di stimolante, ma allo stesso tempo qualcosa che

rimanga, e intorno al quale si crei un circuito di persone virtuose, capace di coinvolgere tutta la comunitĂ  della bassa modenese, e non solo. 

Con questo proposito sono ancora piĂą motivato a realizzare la terza edizione del festival, ma soprattutto a esportarlo anche in altri comuni, perchĂ© se da una parte è un obbligo rafforzare intorno alla cultura la mia comunitĂ  mirandolese, dall’altra è un’esigenza portare l’esperienza del Cantastorie Festival anche in altri lidi.

Il fiore, l’oceano e la voce: dialoghi sulla scrittura

Filippo Reggiani
direttore artistico

Testimonianza dei ragazzi:

 Han Chen Zhou

Dal cuore di Perugia a Mirandola, Anna Maria Farabbi ci accompagna tra prosa, poesia e l’arte di leggere l’invisibile.

«Qual è la differenza tra la prosa e la poesia?»

Con questa domanda è iniziato l’incontro con Anna Maria Farabbi, poetessa e autrice di numerosi libri originaria di Perugia, insieme all’editrice Raffaella Polverini di Kaba Edizioni. Nella piccola sala riunione del Polo Culturale Il Pico di Mirandola, durante la mattina del 31 maggio di quest’anno, pensieri e opinioni hanno intessuto la loro trama, dove nulla è sbagliato e tutto viene raccontato con la magia delle parole.

«Se la scrittura fosse un viaggio, allora paragonerei la poesia ad una contemplazione attenta di un fiore in un giardino, mentre la prosa l’esplorazione dell’ignoto, un viaggio oltreoceano, lì dove ci sono altre culture, altre meraviglie»: questa è stata una delle risposte di noi ragazzi. uno di noi ha aggiunto dettagli piĂą tecnici, ma non secondari: «La prosa mi dona la possibilitĂ  di raccontare una storia in modo piĂą dettagliato, di descrivere i vari personaggi, di portare il lettore in un mondo a parte, grazie alla scorrevolezza delle parole, invece la poesia mira alla trasmissione di un sentimento, di un qualcosa che va dedotto da sĂ© con le proprie esperienze e le proprie gioie e dolori»

L’incontro è stato uno scambio tra animi di persone che vengono da luoghi e esperienze diverse, un ponte costruito sull’amore per la poesia. Tra Modena e Perugia, la distanza è nulla, contano solo le parole.

«Quando interpreti una poesia, non è “recitare”. Recitare lo fanno gli attori.

Interpretare una poesia significa dare anima a quelle parole che sfociano attraverso la penna sul foglio. Significa dare voce al tu più profondo, lavorandolo.»

Insieme a Farabbi abbiamo inoltre approfondito il tema, non meno importante, del “come si legge una poesia”, un tema che viene spesso lasciato nell’ombra, poichĂ©, per

molti, la poesia sembra fermarsi sul foglio.

Una voce muta imprigionata nell’immacolato.

Un sincero ringraziamento va ad Anna Maria Farabbi, che ci ha permesso di passare una mattinata così speciale e ci ha arricchito il bagaglio culturale con nuovi spunti.

Testimonianza di Riccardo Campoli

Il 31 maggio ho partecipato a un progetto poetico tenuto dalle scrittrici Anna Maria Farabbi e Milena Nicolini in occasione del Cantastorie Festival di Mirandola. Durante il progetto, sono stati affrontati vari aspetti della poesia, in particolare l’interpretazione e la scrittura.

Dopo le presentazioni iniziali, a noi partecipanti è stata rivolta la domanda: “Che cos’è la poesia per voi?” Sono emerse definizioni diverse tra loro ma non per questo, come hanno precisato le autrici, sbagliate.

Successivamente, il discorso si è spostato sull’interpretazione di un componimento: poiché tutti noi eravamo scrittori alle prime armi, ci è stato chiesto di interpretare liberamente una nostra poesia. Una volta che ciascuno di noi si era cimentato, ci hanno spiegato che una buona lettura non deve per forza essere carica di emozioni: in determinati casi, la poesia sprigiona la sua vera essenza se interpretata in modo più neutrale.

A questo punto, siamo stati noi a chiedere se potessero leggere per noi alcuni brani e, dopo le letture, si è giunti ai saluti.

Aggiungo infine una riflessione personale: il progetto mi è piaciuto molto e l’ho trovato

estremamente interessante e formativo, soprattutto per uno scrittore alle prime armi come me. Resto però in dubbio se condividere totalmente il metodo di lettura e interpretazione proposto: forse non ne ho colto a fondo l’essenza, o forse si tratta di una scelta stilistica soggettiva, ma non escludo che molti possano abbracciarlo come valido approccio interpretativo

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