Mario Quintana. Wikipedia

Uno dei poeti più noti della poesia brasiliana contemporanea, Mario Quintana, transita nel nostro paese solo attraverso la traduzione di Natale P. Fioretto per la casa editrice Graphe.it. Tre opere ci raggiungono, Per vivere con poesia, 2010 (una raccolta di pensieri, aforismi, poesie selezionati e organizzati da Màrcio Vassallo), L’apprendista stregone, 2012 e Il colore dell’invisibile, 2008 (tra gli ultimi libri usciti in Brasile quando il poeta era ancora in vita).

Tre perni letterari da cui è possibile individuare il ritratto letterario di Mario Quintana, assimilandone qualità preziose e utili confronti con la nostra storia cultura.

Nasce nel 1906 in Brasile, a Alegrete. Per buona parte della sua vita scelse, tuttavia, Porto Alegre, alloggiando presso l’hotel Majestic, nel centro storico, trasformata ora nella Casa di Cultura Mario Quintana, in onore del poeta.  Già questa scelta, ci fa intuire una forza interiore e originale del poeta nello scartare un modo consueto di radicamento in una propria casa di riferimento, di ritiro, di calore affettivo rigenerativo. Non una moglie, non figli, non un interno di proprietà, ma una sosta abitativa in un luogo neutro di passaggio, dove si incrociano volti di cui non si sanno nomi né identità.

Quintana esordisce tardivamente, nel 1940. Svolge diversi lavori. Entra nella scrittura anche attraverso la traduzione. Lavora Maupassant, Proust, Virginia Woolf, Giovanni Papini, Lin Yutang, solo per fare alcuni nomi. È celebrato dal popolo che lo considera maestro sapienziale, portatore del canto, non altrettanto e non con la stessa indiscutibilità dalla critica letteraria, a parte i numerosi riconoscimenti che pure gli legittima.

Se accediamo al pensiero di Quintana in Per vivere con poesia, cogliamo parole che si incastonano ripetutamente nel vocabolario esistenziale del poeta.  

Orologio, per esempio. Orologio come scansione del tempo istituzionalizzata dall’essere umano. Ma c’è un battito cardiaco cosmico di cui il poeta è consapevole e è in grado di cantare, un tempo grande in cui sfondare il quotidiano senza prescinderlo, arrivando a una semplicità del sentire prossima al mistero, alla meraviglia. Questo sentimento non arriva mai alla sublimazione, mai a una fantasia evasiva, a un sentimentalismo direbbe Montale. Tutt’altro. La consapevolezza della nostra relatività, della nostra vanità, gli detta il suo posto nel mondo, la sua misura reale e concreta.

Stella. Un’altra parola che torna. Un polo minerale luminoso distante e orientante, collocato nel mistero oscuro del cosmo. Una lucentezza che attraversa e che ridetta una geografia interiore oltre il quotidiano, nel quotidiano. Ė nella notte che la stella è scritta. E nella notte dobbiamo guardare altrettanto che nella luce del giorno.

Morte. La morte è presente. La propria. Il proprio corpo orizzontale immobile già assunto nella propria coscienza in modo da scardinare ogni fuga dall’io, e imprimere nel canto il disincanto. La vita include la morte, nessuna separazione. Il poeta è nella forza, sostenendo il suo passo di danza nel tutto, inscindibilmente. Qui, Quintana toglie ogni nostra disposizione occidentale verso la polarizzazione dicotomica, bene – male; luce – notte; morte – vita; amore – odio…   Qui, la sua autoironia amara libra in leggerezza, quella leggerezza volatile che lo farà autodefinirsi passerotto, minuto e tenace animale del volo e del canto.

Specchio. Oggetto che permette la ridistribuzione della luce, il gioco caleidoscopico quando subisce la sua frammentazione, grazie alla sua superficie lavorata e fredda. A pag.117 de Il colore dell’invisibile) leggiamo: l’amore è un bacio allo specchio.   Una frase raggelante, che di colpo annienta tutto il volume consacrato all’emozione e al sentimento, ci ammutolisce sradicando l’esistenza del tu, interpretando il nostro perenne soliloquio con la nostra proiezione desiderante tragicamente monologante.

Vento. Nominare il movimento trasparente dell’aria, portatore di suono, di polline, di contaminazione, è evocare una forza della natura, nella stessa corrispondenza del passerotto, in grado di oltrepassare confini, barriere, e portare l’esistenza nell’oltre, nel divenire. Non è un caso che Quintana consacra laicalmente il gerundio (pag.113 Il colore dell’invisibile) per la sua inafferrabile rotondità sonora

Potrei soffermarmi brevemente su altre parole come angelo, conchiglia, acqua, sogno, così per pizzicare l’opera interiore di Quintana. In una sintesi di lettura, riconduco principalmente alla sua visione organica dell’esistenza. I sentieri stanno riposando. Il respiro delle cose, delle creature, il loro movimento profondo nell’apparente immobilità spingono il poeta a acuire la propria sensibilità, la sua capacità di ascolto e di canto.

Nella sua visione organica, Mario Quintana a pag.118 de Il colore dell’invisibile, scrive

                                                  Diario di viaggio

Il poeta è stato visto da un fiume,

da un albero,

da una strada…

Ma anche, sempre restando nella concezione che lui ha della poesia, (da Il colore dell’invisibile)

la poesia è un oggetto improvviso

…

ogni poesia è approssimazione

…

il mio modo di ballare è la poesia

Approssimazione nel senso di farsi prossimi all’origine. Ballare come leggerezza corporea che, pur mantenendo i piedi per terra, consapevolmente, pur sentendo la sua forza gravitazionale, si libra creativamente, sensualmente, in un moto a perdere.

La poesia di Mario Quintana è tutto questo e oltre. Cogliamo l’occasione di conoscerla.

Ogni volta che ci apriamo e ci nutriamo di un’altra cultura impariamo e cresciamo.

Anche la traduzione è un atto costruttivo di sconfinamento, di costruzione della pace, direbbe Aldo Capitini.

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