MATTEO FANTUZZI, POETA

23 giugno 1979 – 9 giugno 2026

Matteo Fantuzzi
dal sito www.feltrinellieditorie.it

Alle soglie dei suoi 46 anni di vita è morto un poeta, Matteo Fantuzzi. Sue opere pubblicate: Kobarid, del 2008, Raffaelli Editore, che vinse il Premio Camaiore nella sezione Opera Prima; La stazione di Bologna, del 2017, Feltrinelli. Era stato direttore della collana di poesia contemporanea di Ladolfi Editore, aveva diretto la rivista Atelier. Tutta la Redazione e l’Editrice di CartaVetro esprimono il loro dispiacere per una fine così immatura e dolorosa, e per il silenzio a cui è stato costretto questo giovane poeta, con l’augurio che la sua assenza non porti a dimenticare i suoi versi.
Chi l’ha conosciuto, magari giovanissimo studente universitario, mentre andava per luoghi di poesia, con i suoi primi testi poetici dattiloscritti, lo ricorda soprattutto per quello strano contrasto tra il suo brunissimo aspetto da Passator Cortese, brigante romagnolo, il suo modo sicuro, forte, deciso, di stare nella poesia, quasi più di una fede, quasi un destino da ottemperare, e una timidezza (o altro?, ripensandoci) nervosissima, estrema che gli impediva di leggere in pubblico le sue poesie. Testi, quei primi che lasciava in giro, bellissimi, di un’originalità assoluta, stupefacenti. Che non pubblicò mai, almeno in quella forma primitiva, selvaggia, che selvaggia non era, ma nuova, diversa. Poi, in seguito, con un fare ancora quasi fatale, ancora estremo, diceva che quelle prime maniere non andavano bene, che doveva piegarsi alla poesia, alle sue leggi, alla sua vera anima. Critico verso sé e verso gli altri severissimo. Di nuovo come una fede, una finalità oltre i confini del mondo letterario storico. I suoi libri, molto molto lavorati negli anni, quasi che dovessero sostenere un giudizio ben più severo di quello dei critici contemporanei, hanno avuto una grande accoglienza, come forse desiderava. Oppure no, oppure ancora era incerto se erano all’altezza dovuta?

Alcune pagine dattiloscritte, delle prime, stanno in qualche segreto nascondiglio di qualcuno. Che mai le getterĂ  via, mai le perderĂ . Hanno dentro ancora tutta quella sua brunezza da brigante, con un sorriso in mezzo.  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĂ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *