
Il nome di Marianne Moore che apre l’opera indica, come una segnaletica annunciante, una precisa via del femminile, della ricerca artistica e esistenziale che l’autrice continua da anni a solcare. L’attenzione attraversa la vita dalla genesi, irraggiandosi verso ogni possibile estensione fino a focalizzarsi in occhielli di donne imperdonabili, direbbe Cristina Campo, donne che hanno fondato la lucentezza di costellazioni artistiche maestre. Raimondi crea energie liriche in sintesi intense, prospettive biografiche, attraversamenti di una corporeità che non scende in didascalia, non scade nella sublimazione, ma spinge al peso specifico violento quanto aureo della parola e del canto.
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