
Non avrei potuto non indicare quest’opera, da me acquistata con molto desiderio di lettura, dopo mesi e mesi di studio su Claudio Napoleoni di cui Gabriele Guzzi è autorevole, appassionato, portatore. Seppur giovanissimo, Guzzi insegna storia economica all’Università di Cassino. Tra le sue pubblicazioni ricordo che ha curato per l’editore Rogas nel 2024, Lezioni sul capitolo sesto inedito di Marx e, nel 2025, per Fazi, Eurosuicidio.
Quello che ho ammirato e ammiro in Guzzi, dietro la lezione di Napoleoni, è significare l’economia in una visione che non prescinda dalla storia dell’umanità, con riflessioni interdisciplinari tra filosofia e poesia. Non scheletrizzando, cioè, l’economia in un asettico conto patrimoniale, in una monetizzazione a beneficio di pochi, ma rimanendo sempre in una radicalità umana, di umanizzazione intendo, anche nel rispetto dello spirito (confronta ancora Napoleoni), e nella forza espositiva di una dichiarata visione politica.
Insegnare economia, non meramente come una materia aziendalistica, significa offrire alla nuova generazione una tessitura plurale costante, mai disumanizzata e sempre con un pensiero politico interrogante ma anche nel coraggio di una propria prospettiva.
Le poesie aprono l’officina interiore di Guzzi. Il suo scavare, le sue apnee, di un iocapodoglio che da dentro gli abissi riemerge alle cantate delle alte maree. La responsabilità di cantare e di essere presente con chiarezza e resistenza all’orrore, rispondere alla convocazione con tutto il corpo, e il pensiero fa parte del corpo, fino all’impersonale di Weil, che Guzzi illumina così in “Comunione dei santi”:
… La mia gioia non è niente di personale:
È questa condizione esatta ma collettiva
Di essere
In una perfetta unità.
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