Ho conosciuto Gianna Patriarca a Toronto. Passionalità, generosità, sensibilità, ascolto, umiltà gioiosa e ironica. Nell’ultimo nostro incontro, è tornata indietro donandomi il suo libro con la dedica: Anna Maria, noi sorelle vicine e lontane cantiamo insieme. Che qualcuno oltre oceano metta l’inchiostro per sigillare sorellanza crea un abbraccio poetico, politico, luminoso.

Gianna Patriarca è nata a Ceprano, in provincia di Frosinone ed è venuta in Canada nel 1960, con sua madre e sua sorella, per raggiungere il fratello che era emigrato quattro anni prima. La famiglia si era ricongiunta ma lo strappo dal proprio paese rimarrà profondamente indelebile.

Le poesie ritraggono un femminile di sofferenza che molto ha patito nel passaggio da una cultura, da una terra all’altro. il verso è mirabilmente asciutto, diretto, inciso, come se fosse stato prosciugato dalla consapevolezza dell’irrimediabile. Eppure nessuna flessione nostalgica. Una solidarietà che riesce a sfondare il dolore delle ave per vibrare in fierezza. L’opera è scritta in inglese e in italiano, proprio per accogliere le due lingue che ormai costituiscono l’identità della poeta.

Ne scelgo una perché brilla:

Io
io
sono la poesia
l’anello
del matrimonio

io
sono la terra
il peccato
la memoria
la ragione
del loro viaggio

io ancora il respiro
le passioni
sprecate
l’interprete
la lingua straniera
la lingua madre

io
sempre
quella che organizza
il posto
il funerale
le parole
sulla pietra

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