
Stanchezza, indifferenza, rassegnazione ovattano la tragedia urlante in cui il nostro pianeta sta naufragando in assenza di energie umane con una forza etica luminosa. Si spalanca l’urgenza di una creatività politica colta, connessa internazionalmente, che faccia opera di servizio per la valorizzazione e il rispetto dei diritti, nel proteggere l’ecosistema attraverso una concreta, drastica, inversione delle dinamiche capitalistiche. È necessario ripiantare alla nostra tavola i maestri e le maestre rivoluzionarie che hanno donato testa cuore e la vita stessa per sfondare ottusità cannibaliche assassine. Aldo Capitini, oggi più che mai, offre un patrimonio di salvezza per orientare alla salute corale l’intero mondo. La voce che più di tutti ha qualità eccellente per parlarne è, oltre Goffredo Fofi, Lanfranco Binni verso cui nutro stima, e affetto totale, ma anche profonda riconoscenza per come negli anni ha costituito e organizzato la resurrezione delle opere di Aldo Captiini ormai sepolte, in un progetto non solo editoriale, ma di promozione didattica espressamente politica rivolta a ogni cittadinanza. Perugia, città non solo natale di Aldo Capitini ma anche di Walter Binni, padre di Lanfranco, ancora a tutt’oggi, non è stata in grado di prenderne responsabilmente il testimone, facendosi promotrice di una vera e propria scuola politica.
Quattro nomi cardinali che hanno seminato il mondo partendo dal capoluogo umbro, con generosità, eccellenza, totale gratuità.
Mi ha emozionato il libro che Lanfranco Binni, amico carissimo, mi ha spedito. Lo considero una creatura vivente, potente, rivoluzionaria, che firma le vie su cui rovesciare la caduta della nostra umanità. Pubblicato come gesto di fiducia, di necessità, di prassi e pensiero, da Il Ponte Editore, appena due mesi fa, si presenta con un titolo indelebile su fondo rosso:
IL POTERE È DI TUTTI, il “libretto rosso” di Aldo Capitini.

Espongo per intero l’introduzione di Lanfranco Binni:
I temi e le esperienze di Capitini, dall’antifascismo liberalsocialista degli anni trenta-quaranta del Novecento alla rivoluzione non violenta e all’ “omnicrazia” degli anni cinquanta-sessanta, sono oggi più che mai attuali, da conoscere, da studiare (attraverso un rapporto diretto con le sue opere) e da sviluppare in nuove pratiche sociali. Sono da riprendere le sue ricerche sulla complessità della “realtà”, sulla compresenza delle molte dimensioni del reale (il presente e il passato, la vita e la morte) in ogni singola esistenza; i suoi geniali esperimenti di “nuova socialità” per una società di massimo socialismo e massima libertà, oltre le derive stataliste-staliniste e le imposture liberal-proprietarie; la sua puntuale polemica anticattolica, in Italia, per liberare la dimensione spirituale-mentale dei poteri confessionali; la sua prospettiva del “potere di tutti” come orientamento politico per il presente contro i poteri oligarchici, politici, economici, culturali, per un radicale rovesciamento dal basso della piramide sociale.
Al centro dell’intera esperienza umana, intellettuale, poetica, pratica di Capitini e della sua “educazione aperta” alla libertà nel socialismo (il socialismo, almeno) c’è la politica, una concezione della politica come intreccio di etica e creazione del valore, tensione alla liberazione rivoluzionaria della vita e dei mondi. Tutti gli scritti di Capitini sono intimamente politici: è politica la sua elaborazione filosofica sulla “compresenza”, è politica la sua poesia che nomina la realtà liberata qui e subito, è politica la sua libera ricerca religiosa, è più che politica la sua concezione della politica, è più che socialista la sua concezione del socialismo, è più che liberata la sua concezione della libertà.
I veri maestri agiscono a distanza e nel corso del tempo. Il tempo di Capitini e del suo liberalsocialismo con tutte le sue implicazioni e i suoi necessari sviluppi è ora, nella fase della crisi della “democrazia” liberale (il sinonimo) e della crisi strutturale del capitalismo (la malattia), della guerra globale e della devastazione del pianeta: “democrazia diretta”, “omnicrazia”, “compresenza”, “realtà liberata” affermano oggi la loro urgenza teorica e di orientamento per una prassi radicalmente rivoluzionaria.
Un caso “geopolitico” ed esistenziale sta sconvolgendo i mondi. Cause, processi in corso e conseguenze di devastanti cambiamenti climatici, crisi economiche strutturali, malthussiane devastazioni sociali, sistemi politici corrotti a difesa di vecchie società oligarchiche, colonialismi vecchi e nuovi, si intrecciano e confliggono in un caleidoscopio impazzito, sbarrato il futuro, negate sorti “magnifiche” e regredite. Saltano le dimensioni temporali e le “progressive” categorie politiche-economiche-culturali di “modernità”, “sviluppo”, “crescita”, “speranza” in un capitalistico futuro migliore. Geopolitica è vita quotidiana dei “soggetti della Storia” (sudditi e ribelli) si intrecciano e si confondono in paesaggio drammatici e instabili, dominati dalla paura e dai condizionamenti di una lugubre sopravvivenza, in attesa di nuovi bombardamenti economici, di nuove catastrofi ambientali, di nuove pandemie di antiche guerre. Su questi tempi, oggi brutalmente centrali, è necessaria una profonda cognizione del tragico: analisi puntuali e urgenti, senza concessioni a illusori inganni, tenacemente tese a trasformare la comprensione dei dati di realtà (in orizzontale nel mondo globale e in verticale nelle dinamiche biopolitiche) nella necessità di elaborare e sviluppare strategie di radicali “rivolgimenti” e di processi teorico-pratici di liberazione per un nuovo socialismo. Come insegnò Brecht in Me-ti, Libro delle svolte, “I rivolgimenti avvengono nei vicoli ciechi”. Qui siamo.
È il vorticoso trionfo delle universali “divergenze parallele”, l’insostenibile coesistenza degli opposti in un tutto totalitario: unipolarismo e multilateralismo, atlantismo ed europeismo, ambientalismo ed estrattivismo. “transizione ecologica” e finanza “verde”, diritti umani e corsa agli armamenti e alle materie prime (con l’incubo che siano le ultime), stereotipi orientalisti e occidentalisti s non capire i mondi, socialità e violenza antisociale, le moltitudini sommerse e i branchi sempre più ristretti dei salvati, le virtù della resilienza come adattamento a condizioni di vita inaccettabili e la criminalizzazione della resistenza di classe e di specie. Sotto il caos apparente, le antiche strategie di potere di un ordocapitalismo estrattivo, le predazioni delle risorse naturali e delle vite delle moltitudini dei nuovi proletari mondiali.
L’umanità è a un bivio: farsi distruggere dagli orrori di una storia che gronda sangue, oppure costruire – con alta visione e alta passione – realtà liberate dalla schiavitù economica, dall’isolamento dei sudditi dai poteri oligarchici, dai nuovi colonialismi. Creare e organizzare società di tutti non è un’utopia, è una necessità. Ognuno si faccia centro di processi corali (relazionali, sociali, culturali e politici), ognuno sviluppi il proprio potenziale per un potere di tutti (ma proprio di tutti, liberando tutti dai loro attuali ruoli sociali di vittime e carnefici), da costruire dal basso attraverso esperienze concrete di autonomia e autorganizzazione, sui temi urgenti del lavoro (negato e schiavizzato) e della radicale riconversione dei sistemi produttivi in una prospettiva di nuovo socialismo, erede della grande tradizione internazionale delle esperienze e del pensiero critico del socialismo, del comunismo e dell’anarchismo: guardando al mondo nella sua globalità, centralità alla concreta complessità dei soggetti della storia, ricostruendo gli Stati corrotti dai poteri oligarchici attraverso pratiche di nuova socialità collettiva e di democrazia diretta e delegata con controllo dal basso, creando, sperimentando e organizzando società diverse, un’altra realtà liberata in cui tutto sia di tutti, e di tutti il potere.
Su questi temi Capitini, maestro di libertà e di nuovo socialismo, continua a “far pensare”, a “orientare” in attiva “compresenza”, dal suo cantiere aperto, in “colloquio corale”. Questo “libretto rosso”, da tasca. Da zaino e online, si rivolge direttamente e individualmente alle giovani donne e ai giovani uomini che in tutti i mondi confliggono attivamente con un esistente inaccettabile, in esperienze e percorsi di liberazione mentale, esistenziale e sociale.
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