Leandro Di Donato

Leandro Di Donato vive a Nereto, in provincia di Teramo.

Ha pubblicato le raccolte di poesia Parole dei miei giorni, Edizioni Pan Arte, Firenze, 1978, Le strade bianche, Edizioni del Leone, Venezia, 2006 e Il corpo del vento, Di Felice Edizioni, Martinsicuro (TE), 2021. È presente nelle antologie Voci nuove del parnaso abruzzese, Edizioni dell’Urbe, Roma, 1987, 4 Poeti abruzzesi, Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza, 2004 e L’orma lieve, Edizioni Le Voci della Luna, Sasso Marconi (BO), 2011.

Nel 2012 ha partecipato con un suo scritto al volume collettivo L’odore della stampa – Il respiro dei libri, edito dall’Editrice Marte di Martinsicuro (TE).

Nota biobliografiaca di Leandro Di Donato

IL LORO GRIDO È LA MIA VOCE. POESIE DA GAZA

Libri Poesia

DISCORRERE D’ALBERI

Poesia Società

Luca Mastrocola, ALLA SCOPERTA DELLA ‘NDRANGHETA

Libri Storia

UN POSSIBILE FILO DI FUTURO

Zoom

27 GENNAIO

Memoria Società

Giuliana Sanvitale, Sandro Galantini, LO SGUARDO DENTRO

Libri Poesia

Mahmud Darwish, L’ EFFETTO FARFALLA

Libri Poesia

Marco Rossi-Doria. LA STRADA DELLE ANNURCHE

Libri Poesia

Giorgio Rafaelli. IL COLORE BASSO DI UN SALUTO

Libri Poesia

Widad Nabi. UN CONTINENTE CHIAMATO CORPO

Libri Poesia

Valeria Di Felice. IL GIALLO DEL SEMAFORO

Libri Poesia

GIOVANNI IMPASTATO. RESISTERE A MAFIOPOLI

Libri

IL LORO GRIDO È LA MIA VOCE. POESIE DA GAZA

Il loro grido è la mia voce. Poesia da Gaza, Fazi Editore 2025, raccoglie le poesie, scritte in gran parte a Gaza dopo il 7 ottobre 2023, di dieci autori e autrici. Tutti, tranne Abu Nada, uccisa nell’ottobre del 2023 e Alaeer, ucciso nel dicembre dello stesso anno, continuano a vivere, anzi a sopravvivere, nell’inferno di Gaza. Il volume, che si apre con una Prefazione di Ilan Pappé, è curato da Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini e Leonardo Tosti e le traduzioni dall’arabo sono di Nabil Bey Salameh. Nell’Introduzione, intitolata Una casa in versi, i curatori scrivono: ‹‹Nei versi abbandonati ritroviamo i temi di una violenza radicale, intenzionale, istruita e diffusa. A tale brutalità la poesia risponde come può, con la sua unica altra voce, per ritornare ferita alla sua casa. La casa è la misura della loro letteratura, dimensione della stessa mancanza. Occorre qui ricordare che il sostantivo bayt, in arabo come in ebraico, significa al tempo stesso il verso poetico e la casa. E proprio la casa si mostra quale prima ossessione: prigione nella prigione.›› E ancora: ‹‹Tra gli abitanti di Gaza – come tra le loro poesie – non sarà difficile incontrare chi ha vissuto senza essere uscito dalle mura di quella prigione.›› La densa e approfondita introduzione si conclude con parole che meritano di essere poste davanti ad ogni pagina: ‹‹Prendi queste pagine tu che puoi: sfoglierai l’anima del mondo in frantumi. Prendila, ma con dolcezza, perché tra le tue braccia ti sorriderà:

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