
Giocare sul limite dei sogni: questa è la scommessa quotidiana, mille volte persa e mille volte rilanciata fra affanni e slanci. Cesare Davide Cavuti ci offre un’epopea in lettere minuscole che si dispiega al ritmo dettato da ironia e autoironia. Lo stesso registro dipana la ricerca di Dio e il filo di una religiositĂ sommessa, anche questa affidata non alla voce tonante ma detta a fior di labbra; una preghiera che promana dalle pieghe arroventate delle nostre esistenze. Il fluire degli accadimenti, anche minimi, la malattia, la morte, l’amore e la ricerca del senso della vita – il filo che tutto tiene – trovano accenti accorati e disincantati che plasmano la sua versione dello spettacolo dei giorni. Sognare, sognare sempre, anche quando sembra inutile o impossibile: è allora che il sogno rivela la vita.
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