(Perugia, 1959) ha insegnato Lettere nella scuola superiore e pubblicato i libri di poesia La primavera di Edipo (1977), La luna del fanciullo (U1980) e Sotto invariate stelle (2014). Nel 1995 ha ottenuto il Premio Montale per la silloge inedita Chiaro labirinto il mondo, pubblicata l’anno successivo dall’editore Scheiwiller. Del 2008 è Ritratti di signora – Immagini del femminile nel cinema del nuovo millennio, mentre nel 2017 è uscito Lo sguardo liberato. Donne nel cinema del terzo millennio (Aguaplano).
Il titolo riecheggia un bel film poco noto di Takeshi Kitano del 1991 ma anche un altro, più celebrato, di Jean-Pierre Melville del 1949, Le silence de la mer. Non a caso Chiara Ricci è notevole esperta di cinema, in particolare di Anna Magnani di cui conosce tutto o quasi. In questo caso I film diventano il fil rouge di un percorso a inchiesta sul famoso caso Wilma Montesi, dando un nome ai vari paragrafi che si susseguono cadenzando i vari tempi di quell’evento che scosse L’Italia intera, inclusa la politica, negli anni Cinquanta del secolo scorso. Le sequenze scorrono in modo appassionante, seguendo le tracce di una scrittura precisa e avvolgente per documentazione e rilancio delle progressive scoperte, aperture e chiusure di un caso continuamente rimesso in discussione quanto a indagini e depistaggi. I fatti narrati sono arricchiti da un’attenzione particolare allo sfondo storico e di costume, celebrato anche attraverso i numerosi riferimenti ai giornali d’epoca di cui l’autrice è custode grazie a un archivio invidiabile. L’opera è anche arricchita da materiale fotografico di tutto rispetto e da invenzioni che apportano un ulteriore punto di vista sul tragico evento rimasto senza soluzione, come un’analisi grafologica delle lettere di Wilma Montesi condotta da Lidia Fogarolo e un’intervista impossibile che rivela le affinità che hanno spinto l’autrice a indagare sulla vita e sulla personalità di questa ventunenne nell’ambito di un caso che ha di molto anticipato la lunga scia di femminicidi di cui oggi abbiamo cruda e purtroppo ricorrente testimonianza. Molto interessante e altrettanto curata è poi la prima parte del volume, nella quale l’autrice esamina la ricaduta dell’evento nelle opere cinematografiche di quegli anni fino a giungere ai riferimenti del cinema più recente (inevitabile parlare di Finalmente l’alba di Saverio Costanzo), in una specie di indagine sulle vicende della ricezione del caso Montesi nella filmografia italiana dagli anni Cinquanta a oggi. In definitiva un testo che può incontrare l’interesse degli amanti dei libri di inchiesta e insieme dei più puri cinefili.
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